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Al
consolante stato di salute del Fiorino, oltre al tipo
“spartano” di alimentazione, concorrono altri fattori, fra i
quali in primo luogo l’assenza di malattie. Cominceremo proprio
a parlare di queste o almeno di quelle di cui abbiamo fatto
diretta esperienza. Le nostre esperienze fatte nel lontano periodo
in cui allevavamo tutte le Razze arricciate ci sono state di
fondamentale aiuto, ma le esperienze sono continuate anche
successivamente quando il nostro “ridimensionato” allevamento
era formato soltanto da Fiorini, così come lo è tuttora. Quattro
sono state le patologie principali di cui abbiamo fatto
approfondita e utile esperienza: il vaiolo, il mughetto, la
colibacillosi, la micoplasmosi. Fra quelle, diciamo così, di
secondaria importanza ricordiamo i due tipi di emorragie
(particolarmente importante per facilità di diagnosi, la
emorragia cerebrale), il prolasso cloacale e l’uropigite, tutte
malattie descritte nel mio testo “Canaricoltura”. VAIOLO
– Purtroppo il nostro allevamento nell’anno 1982, a causa
dell’introduzione di un Verzellino acquistato in uccelleria per
vedere se era possibile diminuire ancora di più la lunghezza dei
primi Fiorini ottenuti con gli iniziali incroci (tentativi
successivamente ripetuti con esito del tutto negativo), fu
contagiato da questa spaventosa malattia che portò a morte
l’80% dei soggetti: tutti i Gibber, l’80% degli Arricciati del
Nord, degli Arricciati del Sud e dei Padovani; un poco meno
colpiti, non sapremmo dire perché, gli Arricciati di Parigi, i
primissimi Fiorini che avevamo cominciato a selezionare e le
balie. Nel trattato “Canaricoltura” sono descritti
dettagliatamente sintomi, decorso e profilassi. MUGHETTO
(Candidosi) -
Il contagio avvenne nell’anno 1979 a causa, forse,
dell’uso di muschio raccolto in un bosco, da mettere a
disposizione delle coppie per la confezione del nido. Anche questa
malattia è descritta in “Canaricoltura”. COLIBACILLOSI
– E’ una malattia facilitata dalla presenza di micoplasmi, da
una dieta impropria, quale la somministrazione di verdure ortive,
alimenti deteriorati, ecc. Per quanto concerne i novelli, la
virulentazione del Colibacillo sembra essere favorita da una sorta
di shock da essi subito nei primi giorni dopo il passaggio dalla
gabbia da cova alla voliera dove soggiornano numerosi altri
soggetti che con la loro attività creano disturbo al timido
ospite. Sono assimilabili a questa infezione , come sintomi, e
come cura la salmonellosi e la pasteurellosi. Per
una esauriente trattazione si può consultare “Canaricoltura”. MICOPLASMOSI
– Di questa malattia , assai più comune di quanto si creda,
crediamo utile parlare più diffusamente in modo che
l’allevatore non sia fuorviato dai suoi sintomi estremamente
subdoli, in quanto negli adulti la mortalità è modesta (circa il
10%), mentre la morbilità (rapporto fra infetti e indenni) è
assai più alta. L’interesse per questa patologia, già
notissima in pollicoltura, iniziò quando nei primi anni 80 si
diffuse rapidamente negli allevamenti italiani una malattia che fu
denominata “Micosi 80” o Proventricolite. Vi
furono lunghe e accese diatribe accademiche su cause, sintomi e
terapie, ma noi crediamo che il merito del preciso inquadramento
di questa forma morbosa spetti al dottor Marra che ne parlò sulla
rivista “Italia Ornitologica” negli anni 1991 e 1992.
Anche noi fummo colpiti da questa malattia e fummo coinvolti nella
sua trattazione, riuscendo infine, fortunatamente, a capire
perfettamente ogni aspetto di essa. La malattia riguarda
soprattutto le morti inspiegabili dei nidiacei pochi giorni dopo
la nascita, l’infausto fenomeno che va sotto la denominazione di
“crisi del settimo giorno”. In
sintesi si tratta di questo. Gli adulti portatori sani
dell’infezione sono più predisposti dei sani a contrarre varie
malattie, fra le quali la ben nota colibacillosi; in altre parole,
in particolari circostanze, il micoplasma scatena la virulenza del
Colibacillo e di altri analoghi microrganismi, specialmente
Gram-negativi. Nel nidiaceo ancora privo di sufficienti anticorpi
induce l’instaurarsi di varie patologie secondarie, fra le
quali, in primo luogo la proventricolite, nel qual caso, di norma,
i nidiacei muoiono pur avendo lo stomaco e il gozzo pieno di
alimento. Si tenga presente che il micoplasma passa per via
diretta dalla madre portatrice nelle uova che risultano tutte
infette. Anche noi, ed altri allevatori della nostra Associazione,
abbiamo avuto a suo tempo qualche fenomeno del genere e, come
descritto in “Canaricoltura” , abbiamo individuato varie
terapie efficaci. Successive
esperienze in proprio, suggeriteci da confacenti ricerche su
Internet, ci hanno permesso di appurare che attualmente la cura più
efficace contro questa malattia e le sue complicazioni, è
rappresentata dal gruppo dei chemioterapici di sintesi che vanno
sotto il nome di “Chinolonici”. Fra questi la Danofloxacina e
la Enrofloxacina, quest’ultima contenuta nel farmaco “Baytril”.
La cura è la seguente: 10 gocce di Baytril sol. Iniettabile 2,5%
in 100 ml di acqua per 5 giorni una quindicina di giorni prima
dell’inizio della deposizioni primaverili. Data l’ottima
tollerabilità del prodotto la dose può anche essere aumentata e,
comunque, eventuali fenomeni di intolleranza, peraltro rarissimi,
non lasciano conseguenze di sorta. Accanto
alle accortezze da mettere in atto per prevenire le malattie
infettive, l’allevatore deve curare altri aspetti dell’igiene,
sia dell’ambiente che dei canarini. Indispensabile
è che ogni apertura, finestre, ecc., sia schermata da rete
zanzariera, acciocché le due Specie di Zanzare (notturne e
diurne) presenti in Italia non entrino nel locale. Assoluta
deve essere l’assenza dell’acaro rosso, sia per evitare
gli effetti del suo parassitismo ematofago, sia per dare
tranquillità all’allevatore che, altrimenti, in un costante stato
di allarme deve controllare di continuo e limitare quanto più è
possibile i danni. Se l’eradicazione totale di questi malefici e
repellenti parassiti dagli ambienti non è facile, ma comunque
possibile mediante energici interventi, di contro la prevenzione e
la cura diretta sui canarini è oggi facilitata da vari
antiparassitari di massima efficacia (Oramec, Ivomec, ecc.). Assai meno preoccupante è la presenza sui soli canarini dei cosiddetti “pidocchi pollini” i quali, comunque, sono facili da eliminare una volta per tutte con l’uso degli stessi antiparassitari detti sopra. Utile è la presenza dei ragni i quali, se ospiti da tempo, certamente hanno trovato nascosti qua e la insettucci di varie specie (eventualmente anche zanzare) che costituiscono la loro abituale dieta. Ovviamente, dal punto di vista estetico, una stanza con ragnatele qua e là non è il “top” , ma nell’allevamento dello scrivente la presenza dei ragni Opinilioni (quelli con le zampe lunghissime e il corpo piccolino – Phalangium Opilio) è ben nutrita ed io addirittura l’incoraggio, non preoccupandomi della presentabilità. Di tutti gli altri accorgimenti, più o meno affettivi, non crediamo sia il caso di parlare. Ognuno fa le sue scelte.
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