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L’impulso
al tentativo di dar vita ad una nuova Razza ci venne, come già
detto dalla nascita fortuita di graziosi meticci di piccola taglia
a seguito dell’incrocio fra un Arricciato del Nord con
una Gloster ciuffata. Non escluderemmo che, sulla scia di
quanto facemmo noi, altri abbiano ripetuto l’esperimento e non
escluderemmo neppure che ci sia qualche allevatore , probabilmente
di giovane età, che spinto dalla tendenza alla sperimentazione,
voglia dilettarsi a ripetere l’incrocio, o per crearsi dei
Fiorini “in proprio” o, marginalmente al suo allevamento di
Arricciati, per la curiosità di vedere coi propri occhi quello
che viene fuori. Qualunque sia
l’intento, giudichiamo favorevolmente questa inclinazione
al “far da se”, specialmente nei giovani, poiché…retoricamente
parlando, il progresso è figlio della sperimentazione. Abbiamo
la certezza che i risultati di queste eventuali prove saranno gli
stessi che avemmo noi, cioè quelli che adesso descriviamo. Diciamo
subito che il nostro iniziale ottimismo ben presto si ridimensionò.
Noi avevamo iniziato pensando che incrociando fra loro gli
iniziali meticci più graziosi, cioè più vicini al modello che
avevamo in mente – in pratica semplicemente quello di un
“Arricciatino” assai più piccolo di un Arricciato del Nord,
ciuffetto a parte – avremmo facilmente migliorato
l’assemblaggio dei due fondamentali connotati: le cinque
arricciature ben scolpite e la minima taglia. La strada non poteva
essere che questa. Ma non avevamo fatto i conti, o meglio avevamo
minimizzato certe leggi della genetica, peraltro a noi ben note,
che un certo…abate Gregorio Mendel aveva codificato a metà
del diciottesimo secolo e, soprattutto, la legge della
segregazione dei caratteri. Per
una più immediata comprensione dei risultati, ecco i fatti. Il
guaio era che dopo più di un secolo di selezioni perseguite in
Europa per ottenere stabilmente dal piccolo Canarino selvatico il
ben più grosso Arricciato del Nord, la grossa taglia di questo
ricompariva, come si dice, ad ogni piè sospinto. Contemporaneamente
accadeva che le migliori arricciature, comunque inizialmente
sempre ben lontane dall’essere perfette, le avevano i soggetti
di taglia eccessiva, mentre quelli più piccoli, evidentemente
risentendo maggiormente degli influssi materni, ne peccavano in
larga misura. Ben
presto capimmo che la strada da percorrere per ottenere una
sufficiente stabilità nella contemporanea presenza dei vari
connotati in gioco – taglia piccola, spalline ben sviluppate e
simmetriche, fianchi ben sviluppati e simmetrici, jabot ben
rilevato e chiuso, bel ciuffo – sarebbe stata lunga; ma noi, non
fosse altro che per farci coraggio, continuavamo a ripeterci, fra
l’altro, che se dal Lupo si era arrivati ad ottenere stabilmente
tante Razze che del Lupo non avevano più nessun connotato
esteriore, anche noi, alla fine, ce l’avremmo fatta. Perciò la
strada era una sola: lavorare con molte coppie ed attendere
fiduciosi che il riassorbimento dei geni che avviene ad ogni
gametogenesi e nel momento della formazione dello zigote,
giocassero a nostro favore. Intanto,
una cosa di grande importanza che stavamo constatando era che la
strettissima consanguineità che forzatamente noi adottavamo non
pregiudicava minimamente lo stato di salute e la fecondità
di tutti gli esemplari che ottenevamo. Adesso che sono trent’anni che i nostri Fiorini si riproducono in totale consanguineità possiamo ben dire che i timori che tante persone dicono di avere per questo genere di allevamento, sono totalmente infondati e, malignamente, aggiungiamo che sono solo frutto di letture che si ripetono e non di “sperimentazione sul campo”. Chi vuol capire capisca.
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