|
||||||
|
|
Abbiamo detto “chi vuol capire capisca” soprattutto a proposito delle dissertazioni accademiche tanto care a certi pubblicisti, sui vari gradi di consanguineità, linebreeding, outbreeding, ecc. Nei casi come il nostro, dopo le iniziali scelte dei soggetti da incrociare fra loro per ottenere la nuova Razza che si ha in mente, nel proseguo l’assoluta consanguineità è la sola strada che può portare al successo. Per
quanto ci riguarda, siamo certi che se non fosse stato per questa
totale consanguineità oggi il Fiorino non esisterebbe, o non
avrebbe raggiunto la perfezione che ha raggiunto attualmente. E’
solo agendo in questo modo che, col passare degli anni, si forma
il ceppo che, progressivamente, tramite la rigorosa
esclusione dei soggetti indesiderati, diventa sempre più
omogeneo. In tal modo l’uniformità, che è come dire la
progressiva e categorica esclusione fenotipica dei geni
indesiderati nel genoma degli esemplari in selezione, aumenta di
generazione in generazione e si forma un ceppo sempre più
uniforme. In
tal modo si concretizza il fatto che dal punto di vista genetico
non c’è gran differenza fra un soggetto di massima eccellenza
ed uno di eccellenza minore, perché la differenza può benissimo
dipendere dal differente reclutamento e ricombinazione dei geni
recessivi. (eventualmente anche dei cosiddetti geni modificatori)
responsabili dei vari connotati. Entrando
in un correlato ordine di idee, l’acquisto a buon mercato di un
soggetto più modesto di un altro, di regola è consigliabile,
poiché si risparmia sul prezzo e si acquista lo stesso corredo
genetico. Ma queste sono cose che molti allevatori, specialmente
se di vecchia data, sanno bene e non trovano niente di strano,
salvo enfatizzare la cosa, se una coppia di minor pregio rispetto
allo standard dà figli più “belli” di quelli di una coppia
di maggior pregio estetico. Per
quanto ci riguarda, il nostro ceppo, e certamente anche quello di
altri che dai soggetti da noi a suo tempo ottenuti, hanno
continuato ad allevare in totale consanguineità, danno le
maggiori garanzie possibili di ottenere prole di alto livello. Per
finire sull’argomento, ci viene proprio da deplorare coloro che
parlano di un proprio ceppo, se ottenuto in poche generazioni o,
ancor peggio, se hanno continuato ad immettervi soggetti estranei. Dopo
un certo numero di generazioni solo la rigorosa selezione può
dare i risultati sperati, poiché per riprendere due affermazioni
a molti ormai note: “senza rigorosa selezione la
consanguineità non ha senso” e
“il sentimentalismo è il peggior nemico della
selezione”. C’è
tuttavia un’eccezione. Se alcuni esemplari di un ceppo ormai
consolidato, che è come dire di un “vero ceppo” sono
passati ad altro allevatore il quale ha continuato ad adottare la
totale consanguineità e nella selezione di questo ceppo parallelo
un qualche connotato (lunghezza, forma del ciuffo, ecc.), per
qualche fortunata mutazione appare migliore rispetto a
quello del primo allevatore, allora, se si ha la certezza che le
cose stanno così, l’immissione di ben definiti soggetti del
ceppo parallelo è del tutto accettabile. A
questo proposito occorre ricordare la norma che, se un ceppo si è
sdoppiato passando ad altro allevatore e i due nuovi ceppi hanno
subìto la corretta selezione per molti anni, in questo lungo
periodo sono certamente comparse minimutazioni differenti che col
passare del tempo hanno dato luogo al formarsi di due ceppi un
poco differenti fra loro e, in tal caso, l’uno può giovare
all’altro; ma ripetiamo, il tutto dopo molti anni.
|
|||||